
Premi UBU, è Valentina Picello la Migliore Attrice 2025
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Valentina Picello riceve il Premio UBU come Miglior attrice / performer 2025 per Anna Cappelli, regia Claudio Tolcachir e per La gatta sul tetto che scotta, regia Leonardo Lidi!
VALENTINA PICELLO si diploma nel 2002 presso la Scuola del Piccolo Teatro di Milano. Luca Ronconi la dirige giovanissima in “La vita è sogno”, “Lolita”, “Phoenix” e “Infinities”, e successivamente in “Panico” e “Pornografia”. Lavora negli anni con Societas Raffaello Sanzio, Emma Dante, Paolo Rossi, Vitaliano Trevisan, Teatro della Tosse, Teatro I di Milano, Carlo Cerciello, Serena Sinigaglia, Roberto Rustioni, Giorgio Barberio Corsetti, Fabio Cherstich, Giorgio Sangati, Mario Scandale, Federico Tiezzi, Renato Gabrielli, Arturo Cirillo, Claudio Tolcachir. Lavora anche con giovani compagnie come Idiot Savant, Eco di Fondo, Carrozzeria Orfeo. Collabora alla scrittura del monologo Alice Cara Grazia con Filippo Renda e a quella di Aldilà di tutto con Carlo Guasconi e Chiara Stoppa. Nella stagione 2022/2023 debutta al Teatro Franco Parenti di Milano con Parlami come la pioggia di Tennessee Williams, regia di Andrea Piazza e con Pagina da Il Cavaliere inesistente di Calvino al Teatro della Tosse di Genova con la regia di Giovanni Ortoleva. Finalista ai Premi Ubu nel 2013 per Tre Atti Unici di Cecov di Roberto Rustioni, vince negli anni il Premio Duse e il Premio Mariangela Melato. Nel 2022 è di nuovo finalista agli Ubu per “Edificio 3” di Claudio Tolcachir e vincitrice del Premio Hystrio all’interpretazione. Nel 2003 vince il Premio Hystrio alla Vocazione. Nel 2025 le viene conferito il Premio Nazionale Critici Teatrali.
ANNA CAPPELLI
Di Annibale Ruccello
Regia Claudio Tolcachir
Con Valentina Picello
Scena Cosimo Ferrigolo
Luci Fabio Bozzetta
Assistente alla regia Leone Paragnani
Direttore di scena Gianluca Tomasella
Sarta Benedetta Nicoletti
Video trailer Martina Selva
Foto di scena Luigi Angelucci
Produzione Carnezzeria, in coproduzione con Teatri di Bari, Teatro di Roma, in collaborazione con AMAT & Teatri di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane
Distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma
“Anna Cappelli”, con Valentina Picello diretta da Claudio Tolcachir riceve solo lodi dalla critica….
“La regia, efficacissima nell’esplorare l’abisso della devastazione operata nell’animo umano, era affidata all’argentino Claudio Tolcachir, che in intensa e vitale commistione di tragico e ironico, fa rivivere con grande intensità le violente contraddizioni di Anna Cappelli, in un’efficacissima desolazione espressa dalla scena di Cosimo Ferrigolo, luci Fabio Bozzetta a esaltare gli stati d’animo della protagonista.” corrieredellospettacolo.net
“Tolcachir si innamora della scrittura di Annibale Ruccello intercettando il portato spettrale, traumatico, del monologo. Ma c’è anche tanta vita, nel racconto di Anna Cappelli, a cui Valentina Picello (che ha ricevuto il premio Anct, Associazione Nazionale Critici di Teatro) ha donato una straniata e sincera allegria, un candore tutto suo, incuneandosi con tenerezza tra le sillabe, le ferite, i desideri di questa donna sola e povera”. Katia Ippaso, Il Venerdì di Repubblica, 7 novembre 2025
“Anna è interpretata da Valentina Picello: in modo superlativo. Un animale selvatico in forma di femmina che sa essere sensuale e vogliosa come una gatta in calore, lucida e rigorosa come chi ha in serbo un indifferibile progetto di redenzione, folle come chi parla a sé stessa per meglio rivolgersi agli altri e si rivolge agli altri per dire meglio a sé stessa (…). La regia, originalissima, di Claudio Tolcachir, regista argentino residente a Madrid e molto operativo anche in Italia, sottolinea con cura maniacale lo spaesamento, la follia di un personaggio privo e privato di baricentro, frammentato e svuotato di ogni residuale certezza, che crea il suo Dio e vi si immola.” Alessandra Bernocco, liminateatri.it, 26 gennaio 2025
“Così prossimo a noi, tuttavia questo personaggio ha quarant’anni o quasi: Annibale Ruccello lo portò in scena nel 1986. Oggi, visto nell’interpretazione di una delle attrici più straordinarie della scena italiana odierna, Valentina Picello, rivela tutta la sua universalità, il suo essere senza tempo e spazio: con un’inflessione nordica, lontana dalle atmosfere di Ruccello eppure così interna ad esse, Valentina Picello dà vita a un personaggio nevrotico e umanissimo, costantemente sull’orlo dell’esplosione emotiva ma innervato di una verve comica straordinaria, che unisce in un gusto agrodolce tragedia e commedia. Soprattutto – grazie alla regia di Tolcachir e alle scene dal sapore apocalittico di Cosimo Ferigolo, che sembrano a un certo punto dello spettacolo creare una frattura tra immaginari (tanto che questa Anna Cappelli la si potrebbe definire una livida e italianissima figura beckettiana) – Valentina Picello mette in essere un’interpretazione memorabile, tra le migliori di questi anni.” Graziano Graziani, 24 gennaio 2025
“E poco importa capire se l’epilogo descritto dall’autore partenopeo (…) sta nella concretezza della vicenda o solo nelle ombre allucinatorie dell’immaginazione. Perché esso vibra dentro la lingua. Come un sospetto fluttuante.
Fluttuante nelle parole di Ruccello e nella lettura di Tolcachir. Fluttuante, tanto più, dentro la grande prova interpretativa di un’attrice che non solo intercetta pienamente la poesia della partitura drammatica e le dilatazioni argute di una regia coraggiosa e sensibile, ma è capace di trovare sé stessa nei confini di Anna e di restituircene un’immagine davvero indimenticabile.”. Laura Novelli, paneacquaculture.net
“Anna Cappelli interpretata da Valentina Picello, diretta dal regista argentino Claudio Tolcachir, riesce a farci vedere tutti i personaggi con i quali lei parla. Sono lì, anche se non ci sono. Anna/Valentina costruisce il mondo che è nella sua testa davanti a noi… Riesce a essere nello stesso tempo ironica e tenera, imbarazzante e crudele, vibrando ad ogni istante, in ogni muscolo del viso e del corpo. Davvero una straordinaria prova attoriale, frutto dell’incontro con un regista che l’aveva già sapientemente diretta in Edificio 3”. Francesca De Sanctis, L’Espresso, 30 agosto 2024.
“L’effetto mimetico e specularmente moltiplicativo che il testo custodisce nelle sue mille stratificazioni, e che alcune messe in scena hanno voluto esplicitare nello sdoppiamento del personaggio, qui si realizza invece, in una strana magia, nei mille riflessi che il caleodoscopio della platea offre alle improvvise e abbaglianti sollecitazioni del testo stesso. In un certo senso è proprio la distanza (estetica, culturale ed anche esistenziale) tra il bravo metteur en scène del momento, l’argentino Claudio Tolcachir, e il creativo humus, un umore di cui percepiamo quasi la fragranza, approntato dal napoletano Annibale Ruccello che paradossalmente favorisce una più libera esegesi della drammaturgia, che trova proprio nella minore implicazione lo strumento di una maggiore comprensione con soluzioni che ne illuminano meglio la sottintesa significanza. D’altra parte in scena, ben guidata dalla regia ma che insieme ne suggerisce e guida i movimenti, c’è una intensa di umori (appunto) e bravissima Valentina Picello, quasi intrisa di una commozione, mai auto-commiserante, capace di farsi ‘compassione’ e ‘perdono’ ed in essi di irresistibilmente trascinarci. Una presenza scenica profondamente fisica, un corpo che si fa materia consapevolmente attraversata e fin resa tremante e ‘tremula’ dal sentimento che riesce con efficacia ad intercettare nelle stesse parole, addolorate e capaci di dare dolore, che sopporta. Il tutto dentro una scenografia che è una sorta spiaggia su cui la risacca della tempesta ha scaricato i suoi rifiuti, ovvero un luogo di raccolta di ciò che la vita ha ormai lasciato andare”. Maria Dolores Pesce, Dramma.it, 28 agosto 2024
“Claudio Tolcachir legge Anna come un nugolo di contraddizioni nate nella sua mente per un’esistenza sempre stroncata sul nascere, e perché mai rispettata come persona dagli altri. Spostando l’attenzione dalle componenti sociali a quelle psicologiche, Ruccello come drammaturgo acquista ad oggi maggior interesse, pur dimostrando poco mordente sulla nostra attualità.Dal canto suo, Valentina Picello ha fatto un lavoro interpretativo magnifico. La sua Anna Cappelli è stata, dall’inizio alla fine, un fascio di nervi trattenuto, dall’emotività a lungo soffocata e che tutti non hanno mai voluto sentire né considerare. Quel porgere le battute con voce che sta per rompersi e poi si riprende all’ultimo, quel tremolio delle gambe, quegli occhi lucidi di lacrime che mai hanno dato vita a un pianto vero: tutto questo ha ben reso l’idea di un personaggio che non riesce ad esistere e non può spiccare il volo.” Sipario, 21 agosto 2024
“Valentina… Anna. Fisica, viscerale, non è sola in scena. Condivide lo spazio con gli altri personaggi, li osserva con i suoi occhi azzurri solcati dalla follia. Dalla disperazione. Dalla solitudine. Sono tutti lì, con lei, nella sua mente. Siamo tutti lì, in quel mondo che generosamente Valentina Picello ci offre, nel quale ci accoglie, quasi nel disperato tentativo di sentirsi meno sola. Tra i suoi fantasmi. Valentina è lì, non recita: interagisce fisicamente, dà sfogo a istinti, paure, emozioni; suda, trema, ansima; ride, piange; urla la sua sofferenza, il suo dolore, il suo disagio, le sue paranoie, il suo spasmodico desiderio di rivalsa. (…)
L’accoppiata Claudio Tolcachir/Valentina Picello ha scosso gli animi del pubblico ipnotizzato dalla grande empatia di Valentina.”
Globalist, 21 agosto 2024
“A firmare la regia è l’argentino Claudio Tolcachir, anche celebrato drammaturgo, che conosciamo per Emilia e Edificio 3. Si è avvicinato a Ruccello ponendo l’accento sulla solitudine e la mancanza di risorse della protagonista ma innestando anche una vena d’umorismo che è una costante nei suoi lavori. Per Anna ha voluto l’eclettica Valentina Picello che ne fa un ritratto eccellente, toccando tutte le corde possibili dell’animo di questa fragile creatura che si muove su una scena che è una sorta di discarica dove sono abbandonati gli elettrodomestici più disparati. Per quello di sé che porta in ogni spettacolo e il suo talento, l’attrice ci ricorda l’indimenticabile Piera Degli Esposti, fatta salva la sua precisa identità.” Bebeez.it, 2 settembre 2024
“Anna Cappelli non è solo un personaggio, ma un riflesso della condizione umana, in bilico tra il desiderio di autodeterminazione e la mancanza di risorse per realizzarlo. La Picello riesce a incarnare con audacia ogni sfumatura di questa donna, donandole un volto e un’anima che vibrano di emozioni autentiche e palpabili. La sua interpretazione è un dialogo fatto di sguardi e di potenti emozioni tra la donna sul palco, degli interlocutori a cui si rivolge e la vita che la separa da questi”. Rita Borelli, fondazionenenni.blog, 21 agosto 2024.
“Anna Cappelli di Annibale Ruccello, prova d’attrice per fuoriclasse. E Picello come tale la gestisce. Rende autentica, con un esercizio di controllo abbagliante dei propri mezzi espressivi (quando sarebbe stato fin troppo facile lasciare a briglia sciolta l’emozione) l’implacabile disperazione di una donna persa perché sola”. Chiara Palumbo, artapartofculture.net
“Picello offre una performance straordinaria, infondendo al personaggio una complessità che va dalla fragilità alla determinazione, fino al drammatico epilogo. La regia di Tolcachir valorizza ogni sfumatura di questo testo, dove leggerezza e oscurità convivono. Da vedere”. Arte Cultura Magazine, 18 gennaio 2025
